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ARTICOLI - Attualità

23.05.2014 Più umanesimo e meno mercato per l'Europa che verrà 

(di Marino Iannone)

 

La spasmodica corsa per “liberare” l’Italia dalle briglie delle burocrazie e dalle caste, imposta anche dalla politica europea merkeliana, ha spinto i governi succedutisi in questi anni a ritenere necessario tagliare la spesa della funzione giurisdizionale, anche a costo di tralasciare una delle funzioni primarie che uno Stato deve imprescindibilmente garantire se vuole considerarsi democratico: la Giustizia. Nessuno nega che in Italia è male amministrata: processi lenti e farraginosi, infrastruttura del tutto inadeguata. Ma anziché investire in giustizia, l’unica cura individuata dall’esecutivo qual’è? Limitare la possibilità di ricorrere al Giudice statale con ogni mezzo. E se si arriva alla conclusione secondo cui l’elevato contenzioso dipende dal numero abnorme degli avvocati, si comprende perché tutti i provvedimenti in materia di risparmio della spesa pubblica sono tesi alla eliminazione dei processi. Insomma: l’importante è non chiedere Giustizia, così lo Stato risparmia. Ecco perché si sono succeduti interventi legislativi per scoraggiare l’accesso alla giustizia come gli aumenti dei contributi unificati, o rendere per nulla remunerativo per un legale difendere i diritti da limitato valore, riconoscendo la possibilità al cittadino (perdonate la preferenza di questo sostantivo nato con la rivoluzione francese rispetto a quello di “consumatore”, freddo obbiettivo del mercato) di poter stare da solo innanzi ad un giudice se la pretesa non supera i 1000 euro. Comiche apparirebbero, poi, se non fossero drammatiche, la tesi sottese alla liberalizzazione, affinché vi sia concorrenza, della professione di avvocato, se si considera che ogni famiglia italiana può contare al suo interno un legale. Con l’eliminazione delle tariffe si otterrà la nascita del legale d’occasione, che avrà come unico obiettivo quello di risparmiare su tutto per poter aver un utile –sempre più misero, visto lo spropositato numero di avvocati e praticanti, con una precarizzazione e livellamento verso il basso del servizio- a danno della reale tutela del cliente. E poi: la possibilità di poter formare società di capitali con oggetto i servizi legali -dove è ammesso il socio di capitale non avvocato-, comporterà l’inevitabile legittimo sospetto per il cliente non facoltoso che la difesa dei suoi interessi potrebbe essere, in una società ove predomina il mercato, nella migliore delle ipotesi, oggetto di trattativa. Se proprio si vuole liberalizzare il mercato dei servizi legali sia consentito agli avvocati di autenticare le firme con la facoltà di redigere e registrare i contratti, oggi ad appannaggio – soli e solo in Italia– dei notai. È difficile per gli avvocati difendersi in questo periodo di caccia alle “caste” dove il legale viene considerato un privilegiato e la difesa delle norme ordinamentali vissuta come la strenua protezione di posizioni incancellabili. In un momento di evidente trasformazione della società proprio l’avvocato può essere riferimento ed argine alla deriva mercantilistica verso cui sembra spingersi l’Europa che si prospetta. Ridurlo ad ingranaggio del sistema non garantirà la libertà del cittadino. Ma occorre accettare la sfida del confronto, purché il legislatore garantisca due principi ineludibili: l’autonomia e l’indipendenza dell’Avvocatura, concetti che non hanno un prezzo di mercato e senza le quali il cittadino non avrà mai più la convinzione che il legale a cui si rivolgerà sarà libero. La giornata europea dell’avvocato istituita per il 10 dicembre può essere un’ottima occasione per confrontarsi su questi temi. Occorre, in questo delicato momento, unità e partecipazione di tutta la Classe forense per chiedere, con passione e forza, al Parlamento che -se si vuole che l’Italia, culla del diritto, si distingua in Europa per la sua tradizione umanistica-, legiferi affinché la nostra comunità sia regolata con magistrati ed avvocati liberi ed indipendenti: insomma che vi sia più Giustizia e un po’ meno Mercato.

Marino Iannone UIFNapoli

MARINO IANNONE

Presidente UIF Napoli


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