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ARTICOLI - Attualità

29.08.2014  "Nuovi crimini nella società del controllo di massa" di Carmine Ippolito


Julian Assange, fondatore di Wikileaks, ha annunciato di essere in procinto di lasciare l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. All’interno di tale sede diplomatica che gode dell’extraterritorialità, il giornalista ha trovato rifugio da oltre due anni. Sull’uomo pende un mandato di cattura europeo per una sentenza di condanna emessa da una corte svedese all’esito di una indagine per presunte molestie e violenze sessuali di cui lo sventurato si sarebbe reso autore.


Dalle indiscrezioni della stampa britannica, sembra che siano le sue condizioni di salute a spingerlo a lasciare il suo rifugio extraterritoriale. All’esterno della sede diplomatica ininterrottamente stazionano, nel frattempo,  gli uomini della Metropolitan Police di Londra che attendono di trarlo in arresto non appena si deciderà a mettere piede fuori dall’edificio. Quello che teme il fondatore di Wikileaks è che, a seguito della sua cattura, la Svezia lo estraderebbe negli Stati Uniti dove ha concreto motivo di temere una condanna a 35 anni di carcere per avere rivelato, tra l’altro, attività criminali o riservate del pentagono, delle agenzie di intelligence e del governo degli Stati Uniti.  Tale condanna è stata, infatti, già irrogata per Bradley Manning, ex soldato statunitense, condannato a trentacinque anni di carcere in quanto accusato di essere colui che ha passato a Wikileaks tra l’altro i cablogrammi diplomatici americani pubblicati sul sito. Contro l’australiano Assange, creatore e leader del sito di informazione, si è scatenata, da parte degli Stati Uniti, la stessa implacabile caccia all’uomo riservata al whistblower Eduard Snowden: giovane informatico americano che, dopo aver lavorato al servizio della CIA, ed essere stato uno dei 21.000 contractors della NSA, nel giugno 2013 defeziona e rende pubblici i programmi e le attività di intercettazione ed intrusione planetaria realizzate dall’agenzia di intelligence per conto del governo americano, passate alla cronaca come Datagate. Attualmente è rifugiato in Russia dove gli è stato provvisoriamente concesso asilo.


Assange e Snowden vengono perseguiti i base a capi di accusa che, ai sensi della legge sullo spionaggio, comprendono la comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e la comunicazione volontaria di informazioni segrete, oltre che il furto di materiale governativo.


Alla persecuzione giudiziaria, che prevede la contestazione di reati puniti anche con la pena capitale, si è aggiunta, non meno virulenta, l’attività di screditamento mediatico. Assange, dopo essere stato accusato di essere un agente provocatore degli israeliani del Mossad, si è visto accusare dall’autorità giudiziaria svedese di violenza sessuale a causa di due rapporti con altrettante donne. In realtà la contestazione muove soltanto dal fatto che si trattava di rapporti certamente consensuali, ma non protetti e che in quanto tali sono penalmente perseguiti dalla legge svedese!


Di quale imperdonabile colpa, in realtà, si sono macchiati questi uomini?


Assange viene considerato responsabile di avere pubblicato su Wikileaks documenti, filmati e cablogrammi riservati e la cui pubblicazione rivela , soprattutto, il modus operandi della superpotenza militare statunitense nei rapporti internazionali e durante le cosiddette missioni di pace. Tali notizie, in via soltanto esemplificativa, hanno inoppugnabilmente disvelato, tra l’altro, l’uccisione di civili  da parte di truppe statunitensi e britanniche in Afghanistan ed Iraq, la gestione dei prigionieri detenuti nella base di Guantanamo, le pressioni esercitate dal Governo degli Stati Uniti su governi di stati  europei affinché non venisse data esecuzione a mandati di cattura emessi nei confronti di agenti della CIA, responsabili di rapimenti ( extraordinary rendition) commessi nel territorio di tali paesi, le attività di spionaggio in danno di uomini di governo di stati alleati e di alti rappresentanti delle Nazioni Unite.


La colpa di cui si è macchiato l’ex tecnico della CIA e collaboratore della NSA, all’anagrafe Eduard Snowden, è stata quella, invece, di aver dato vita a quello che è passato alla cronaca come il Datagate. Snowden deve rispondere di avere reso consapevole l’opinione pubblica mondiale del fatto che l’intelligence americana ( insieme  alle agenzie di altri paesi) è impegnata in un progetto orwelliano di spionaggio di massa: PRISM è il programma segreto, nato nell’ambito dell’USA Patriot Act del 2001. Grazie alle rivelazioni di Snowden diventa esplicito che le agenzie di intelligence pescano nelle rete informazioni di chiunque è collegato ad internet nella maggior parte dei paesi del mondo e che tale intrusione nei dati riservati avviene con il supporto dei fornitori di servizi telematici.


Le rivelazioni di Snowden rendono finalmente consapevoli i cittadini delle democrazie occidentali delle conseguenze che ne derivano dall’innocente uso di smartphone, tablet o computer. Vero è che l’analisi dei dati ricavabili dalle reti mobili consente un vero e proprio pedinamento dell’utente che può rivelarsi anche più efficiente di quello realizzato  mediante l’osservazione diretta. L’incrocio dei dati con quelli di soggetti diversi consente di passare da una analisi minuziosa del soggetto monitorato ad una vera e propria profilazione predittiva dei suoi comportamenti: è possibile, in tal modo dove andrà, con chi si incontrerà e per fare cosa: una gita in famiglia, una visita specialistica, una riunione di lavoro, una infedeltà coniugale o un crimine.


La colpa di Snowden consiste, quindi, nell’avere reso definitivamente noto che ogni forma di comunicazione che attraversa i cavi in fibra ottica è acquisibile dalle agenzie di intelligence e passa al setaccio nel proclamato interesse della sicurezza nazionale.


 Tutto quanto ha formato oggetto dei documenti rivelati da Snowden è stato giammai smentito dai governi coinvolti o dai fornitori di servizi online. Risulta, peraltro, innegabile che acquisire i contenuti delle comunicazioni che attraversano la rete richiede la necessaria collaborazione – generalmente imposta dalla normativa sulla sicurezza nazionale -  delle società ed imprese che operano nel settore.


In un report pubblicato nel Giugno 2014, infatti, Vodafone ha confermato che alcuni governi accedono direttamente alla sua rete per ascoltare e registrare telefonate di interesse.


 In Italia l’art. 15 della Costituzione, che proclama quale diritto inviolabile del cittadino la libertà e la segretezza di ogni forma di comunicazione, stabilendo che la ogni limitazione di tale diritto può avvenire soltanto per atto motivato della magistratura, è stato, di fatto, abrogato, recentemente, con grande discrezione, e senza ricorrere neppure alla procedura di revisione costituzionale.  Infatti, a seguito del decreto Monti sulla “sicurezza informatica nazionale” del 24 gennaio 2013, le strutture di intelligence possono liberamente  accedere alle “banche dati di interesse” di operatori privati che «forniscono reti pubbliche di comunicazione».


Le vicende delle gole profonde, Assange e Snowden, devono farci molto riflettere : seppure diverse, devono riconoscersi tra loro assimilabili in quanto entrambe drammaticamente rivelatrici che quella moderna deve definirsi ormai come la società del controllo di massa e che, in riferimento alle dinamiche che la sovraintendono, l’attività criminale non è più quella di chi la compie ma di colui che la svela.




Carmine Ippolito

CARMINE IPPOLITO

Componente Direttivo UIF Napoli


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