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ARTICOLI - Penale

27.05.2014 Il cittadino incensurato (professionista o chiunque) in carcere 

(di Guido De Maio)

Un professionista, in una maniera o in un'altra, è un soggetto deputato ad esporsi nel corso della sua vita professionale. E quell'esporsi genera simpatie come antipatie. E quell'essere professionista è professione nel corso della quale chiunque può incorrere in errori, colpe o, anche, condotte dolosamente tenute. Alcuni professionisti si elevano ad osservare diligentemente ed irreprensibilmente regole e divieti. Altri cadono nella leggerezza e presuntuosità di essere intoccabili, superiori o, semplicemente di avere un'ambizione un po' più spregiudicata. Altri ancora oscillano pericolosamente fra l'una e l'altra categoria.
Ma chiunque di essi professionisti (così come anche qualsiasi cittadino, sia esso imprenditore, operaio, politico o nullafacente) cade nel "penalmente rilevante" e nella "inevitabilità della propria personale sottoposizione a misura cautelare" (eccezione alla regola della sottoposizione comunque a processo penale ma in "stato di libertà" o "a piede libero", come piace dire ai più) ed è "presunto non colpevole incensurato" (che significa cittadino raggiunto per la prima volta da "gravi" indizi di colpevolezza, come tale sottoponibile ad una delle varie misure cautelari previste dalla Legge, delle quali "ultima", "estrema" ed "eccezionale" è quella del "carcere" o "dietro le sbarre", come piace dire ai più), non merita il trattamento, ultimo, estremo ed eccezionale (e, come tale, inevitabile) della restrizione della propria persona.
Si può essere "reclusi" in casa con divieto di colloquiare con chiunque eccetto gli strettissimi conviventi, "reclusi" in una struttura ospedaliera idonea alle necessarie cure mediche se malati, si può essere "costantemente controllati" dalla Polizia Giudiziaria durante i propri spostamenti, si può essere "costretti" a risiedere in un determinato comune o a non frequentare determinati luoghi, si può essere "interdetti" da professioni o incarichi vari, tanto per dire.
La Legge prevede tutte le misure diverse da quella carceraria e, soprattutto, idonee tutte a salvaguardare le tre uniche esigenze della Giustizia e della Società/Comunità (pericoli di inquinamento probatorio, di reiterazione del reato e di fuga).
A Napoli, tanto per citare i casi più eclatanti di carcerazione estrema, c'è il noto medico, l'ormai famoso direttore di giornale, il bravo imprenditore della ristorazione. In Italia il politico, il banchiere, la portaaportata cittadina mamma, i linciabili zii anziani con cugine brutte al seguito, il venditore ambulante o il giovane di colore.
E continuiamo a leggere, ovunque ed in qualsiasi forma, di provvedimenti applicativi o reiterativi del Carcere o reiettivi di istanze volte alla modifica della misura estrema carceraria in quella meno afflittiva nei confronti dell'Indagato per le ragioni più improbabili ed inspiegabili.
Ma è così "necessario ed inevitabile" questo maledetto carcere?
(Ed è così necessario enfatizzarne mediaticamente la già personalmente devastante portata?)
Il Giudice è tenuto dalla Legge a preventivamente valutare (non la "necessarietà del carcere" ma) la "non adeguatezza", alle tre esigenze di Legge, dell'applicazione di tutte le altre misure cautelari diverse da quella carceraria.
E' vero: di ciò se ne parla pubblicamente quando il cittadino è personaggio, noto, famoso o conosciuto.
Ma è proprio quando a capitare nel "guaio giudiziario carcerario" (ed anche non carcerario) è il cittadino-personaggio, che si scatena il serpeggiante brusio e vocio di goduria del "guaio" dell'altro, del vicino, del collega, del conoscente; ed il tutto, peraltro, viene amplificato su giornali, social network et similia; e diventa inevitabile parlarne anche in chiave "difensiva".
Noi avvocati penalisti lo diciamo da sempre, a mia memoria almeno dall'epoca del terrorismo brigatistico e di tangentopoli.
Noi avvocati penalisti lo gridiamo nei Tribunali sempre.
Vorrei giungesse il tempo che anche voi cittadini lo iniziaste a gridare: "la libertà è inviolabile, se non in casi eccezionali e con modalità di privazione gradate a seconda della tutelabilità delle uniche tre esigenze previste dalla legge, tenendo ampio conto della personalità e dei precedenti penali dell'Indagato e del tempo trascorso dalla presunta commissione del reato".
Non aspettate che il "guaio" possa capitare a ciascuno di voi (perchè può capitare, anche ingiustamente, che ci crediate o no) e, soprattutto, non abbiate mai la "presunzione di intoccabilità".

Guido De Maio UIFNapoli

GUIDO DE MAIO

Vice Presidente UIF Napoli


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